Pular para o conteúdo principal

Lo scandalo della vendita di titoli contraffatti da parte di Emanuele Filiberto di Savoia, parte I

 


Lo scandalo della vendita di titoli contraffatti da parte di Emanuele Filisberto di Savoia, per Thomas Mackinson

Era tassista a San Marino, Paolo Giannoni. Da un anno è il “Cavaliere al merito di Savoia” numero 2.337, costo: 400 euro. È il mento? Non lo so. Cercavo una clientela più alta per la mia attività di autista di limousine. Ora l’ambasciatore mi manda clienti. E non è il solo. Ivan Fasciani, avvocato a Milano, con 2000 euro l’anno dal 2024 resta “Commendatore dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro”, n. 580. Poi c’è don Giampaolo Cinotti, parroco di Iglésias accetta perché “furono i Savoia a fondare Calasetta”, ma almeno lui non paga. Per i religiosi, tariffa agevolata.

 

Benvenuti alla fiera degli “onori” di Casa Savoia, dove professionisti, imprenditori e politici fanno la fila direttamente da Emanuele Filiberto di Savoia, figlio morganatico senza diritti dinastici dell'ex principe Vittorio Emanuele di Savoia, escluso dal re Umberto II d'Italia dalla linea di successione al trono italiano a causa del suo matrimonio morganatico con la plebea Marina Ricolfi, unione dalla quale nacque Emanuele Filiberto. Tra nuove ammissioni e promozioni aumentano al ritmo di 500 l’anno. Cerimonie in serie: foto, sorriso, stretta di mano. Avanti il prossimo. Prezzo: 2.000 euro per entrare, 200 l’anno per restare nel club.

 

Che questi titoli non abbiano alcun valore giuridico non li scoraggia, né li turba che la legge dal 1951 vieti di accettarli ed esibirli. Per legittimarli Casa Savoia conferisce da tempo “onori monarchici” a pezzi grossi delle istituzioni, dell’establishment e del Vaticano: Gianni Letta, Bruno Vespa, Vittorio Sgarbi, il Cardinale Pietro Parolin, Beatrice Venezi. Pure il presidente del Senato Ignazio La Russa e suo figlio Geronimo. Lo stesso consigliere privato di Emanuele Filiberto, l’ex leghista Alessandro Santini, stampa il titolo sul biglietto da visita. “Ne vado fiero. Semmai è la Repubblica a essere in difetto: riconosce gli ordini preunitari dei Borbone, ma non quelli di Casa Savoia”.

 

Impossibile stimare il giro d’affari. Le quote finiscono all’Aicods, associazione privata con sede a Ginevra. Interpellato dal Fatto, Emanuele Filiberto dichiara “circa 800 mila euro l’anno” donati in beneficenza ma non dice quanto incassa. Non svela il “tariffario” dei diplomi e si rifiuta di mostrare bilanci o rendiconti. E se oggi il 20% degli insigniti non paga le quote annuali pazienza, lui ha già pronto il rilancio.

 

Il 13 febbraio, su iniziativa della senatrice FdI Lavinia Mennuni, ha presentato in Senato “Royal Protocol”: piattaforma blockchain per certificare le genealogie e contrastare i “pataccari” dei falsi nobili. Peccato che, se la fonte è un registro privato senza valore legale, la tecnologia certifica solo il dato inserito, ma non che sia vero. Il garante scientifico è il conte Pier Felice Degli Uberti. Secondo i documenti visionati dal Fatto, il “garante” avrebbe costruito per sé una genealogia retrodatata per nobilitare origini molto più modeste. Ma neppure Royal Protocol nasce in un archivio araldico italiano ma in Estonia. La piattaforma fa capo alla “Royal Protocol OÜ”, società creata a Tallinn dall’imprenditore Enea Benedetto. In Estonia gli utili non sono tassati se reinvestiti in consulenze, sviluppo e innovazione.

 

Contattato, Benedetto accenna a uno “spin-off italiano a scopo sociale” con il potenziale di diventare “un’attività imprenditoriale importante: siamo i primi a creare un passaporto araldico digitale”. Aggiunge di non far parte della costituenda società italiana, che però già esiste e con Emanuele Filiberto dentro in prima persona. Si chiama “The Royal Protocol S.r.l. Impresa Sociale”, costituita il 25 febbraio: sede a Camaiore, capitale sociale 1.000 euro. Il Principe è socio al 75% e presidente. L’ad è il fedelissimo Santini che giura di fare “tutto gratis e per passione” ed esalta l’idealità cavalleresca e gli scopi benefici di Casa Savoia, evitando accuratamente di citare l’esistenza della società italiana appena costituita di cui lui stesso è l’amministratore, con emolumenti e Tfr. Poi c’è l’oggetto sociale: “certificazioni e anagrafiche”, attestati digitali, “token non fungibili (NFT)”. Tradotto: la nobiltà non si eredita soltanto. Si tokenizza a pagamento. Ma è il 25% italiano rimasto nell’ombra a velare di opacità il progetto presentato in Senato come antidoto contro la piaga dei falsi titoli. Appartiene a “The Royal Protocol Società Semplice”. A rappresentarla è ancora Santini. E qui il quadro si fa più interessante. Se l’impresa sociale non distribuisce utili, le “semplici” restano fuori dal Registro imprese garantendo anonimato ai soci, senza obblighi contabili né revisori e quote impignorabili. Nel capitalismo italiano hanno spesso funzionato da “cassaforti familiari” come la celebre “Dicembre” della famiglia Agnelli. Schema finale: il Principe al vertice, Santini doppio ruolo, Degli Uberti garante e consigliere. Estonia per la piattaforma, Svizzera per i flussi. Più che un protocollo reale, un protocollo commerciale transnazionale per trasformare la vanità di chi si sente nobile in fiumi di criptovalute.

Comentários

Matérias mais lidas da Revista

Afinal: Dom Bertrand ou Dom Pedro Tiago? Quem é o legítimo Chefe da Casa Imperial do Brasil?

 Nós, Monarquistas brasileiros estamos vendo um fenômeno novo: um bando de estrangeiros comandando páginas e dizendo quem é ou quem deveria ser o Chefe da Casa Imperial do Brasil... Afinal, é Dom Bertrand ou é Dom Pedro Tiago (ou seu pai, Dom Pedro Carlos)?  Por Aline de Sá Carneiro Leão. Numerosas são as páginas comandadas por estrangeiros que estão tentando dizer para nós, aqui no Brasil, que o príncipe Pedro Tiago de Orléans e Bragança, filho de Bom Pedro Carlos de Orléans e Bragança deveria ser o Chefe da Casa Imperial do Brasil no lugar do tão famoso e amada por todos Dom Bertrand de Orléans e Bragança. São estrangeiros porque obviamente o grupo dos apoiadores do ramo "de Petrópolis" não encontram, entre os Monarquistas brasileiros, pessoa alguma que aceite comandar essas páginas e divulgações.  E porquê Dom Pedro Tiago, e não seu pai Dom Pedro Carlos? Afinal, este nunca assinou nenhuma renúncia para que seu filho assumisse a "função" que ele sonha ter... e a r...

Sua Alteza Sereníssima o Príncipe D. Andrea Giangiacomo Gonzaga Trivulzio Galli, atual Príncipe de Mesolcina e de Mesocco, atual Duque de Alvito, escreve uma bela reflexão sobre o seu sobrenome

Foi publicado no site oficial da Sereníssima Principesca e Ducal Casa de Gonzaga Trivulzio Galli , de Mesolcina e Alvito uma interessante reflexão sobre o sobrenome triplo Gonzaga-Trivulzio-Galli (que em sua forma oficial é escrito sempre sem hífen, como é o costume entre a Nobreza italiana). O texto, assinado por Sua Alteza Sereníssima o Príncipe Don Andrea III Gonzaga Trivulzio Galli, 24º Duque e 18º Príncipe de Mesolcina, de Mesocco do Sacro Romano Império, 18º Príncipe de Mesolcina-Retegno-Bettola-Dornberg, 21º Duque d'Alvito, 20º Conde-Duque d'Atina, 18º Príncipe de Trivulzio-Galli, Príncipe Pontifício de Canterano e Príncipe Romano de Primeira Classe, Príncipe de Molise e de Sannio, Príncipe de Pontemuro, Duque de Venosa, Duque de Melfi, Duque de Bojano, Marquês de Castel Goffredo, Marquês de Vigevano, Marquês e Conde de Melzo e Gorgonzola, Marquês d'Isola, Marquês de Scaldasole, Marquês de Pizzighettone, Marquês de Castelnuovo Scrivia, Marquês de Formigara, Marquês d...

Sua Alteza Sereníssima o Príncipe D. Andrea Giangiacomo Gonzaga Trivulzio Galli, 18º Príncipe de Mesolcina, visita o Castelo de Viglas

 Sua Alteza Sereníssima o Príncipe D. Andrea III Giangiacomo Gonzaga Trivulzio Galli, 24º Duque e 18º Príncipe de Mesolcina, de Mesocco e do Sacro Império Romano-Germânico, 21º Duque de Alvito, 20º Conde-Duque de Atina, Duque de Venosa, Melfi e Bojano,  Marquês de Vigevano, Marquês e Conde de Melzo e Gorgonzola, Marquês d'Isola, Marquês de Scaldasole, Marquês de Pizzighettone, Marquês de Castelnuovo Scrivia, Marquês de Formigara, Marquês de Vallemagna, Marquês de Picoleone, Marquês de Balbiano Conde de Trivulzio, Landgrave del Trè Pievi, Conde de Borgomanero, Conde de Castelgrande, Conde de Castenuovo di Tortona, Conde de Cavrià, Conde de Lauria, Conde de Melegnano, Conde de Monteodorisio, Conde de San Giovanni in Croce , Barão Imperial de Retegno, Bettola e Dornberg, Chefe da Sereníssima Principesca e Ducal Casa de Mesolcina, fez uma visita ao Castelo de Viglas, lar de seus antepassados, a convite de seu primo, Daniel von Rechitar, 9º Barão e 1º Conde von Rechitar, atual Senh...